640 54. Nessuno deve meravigliarsi se questo profeta
del nostro tempo si distingueva per tali privilegi: il suo
intelletto, libero dalla nebbia densa delle cose terrene e
non più soggetto alle lusinghe della carne, saliva
leggero alle altezze celesti e si immergeva puro nella luce.
Irradiato in tal modo dallo splendore della luce eterna, attingeva
dalla Parola increata ciò che riecheggiava nelle parole.
Oh, quanto siamo diversi oggi, noi che avvolti dalle tenebre
ignoriamo anche le cose necessarie!
E quale la causa, se non perché siamo amici della carne
ed anche noi ci imbrattiamo di mondanità? Se invece
assieme alle mani, innalzassimo i nostri cuori al cielo, se
stabilissimo la nostra dimora nei beni eterni, verremmo forse
a conoscere ciò che ignoriamo: Dio e noi stessi.
Chi vive nel fango, vede necessariamente solo fango; mentre
non è possibile che l'occhio fisso al cielo non comprenda
le realtà celesti.